Sai qual è la cosa una delle cose che sento più spesso quando una persona inizia un percorso di ThetaHealing?
Che si sente in ritardo.
Non tanto perché gli altri sono avanti, o almeno, non solo per quello. Si sente in ritardo con se stessa o se stesso. Con ciò che avrebbe voluto ottenere prima, con decisioni rimandate, con le sensazioni a cui non ha mai dato davvero spazio.
Ci hanno insegnato che dobbiamo volere tutto subito, immediatamente, secondo i nostri termini. E se questo “tutto” non arriva nei tempi che abbiamo deciso, andiamo in crisi: allora il senso di urgenza si aquisce, crescono l’ansia e anche un senso di colpa sottile, come se dover attendere di più fosse qualcosa da giustificare.
È importante sapere, però, che a livello energetico le cose hanno necessità di avere il proprio tempo per arrivare, il proprio tempo per proporsi, perché ognuno di noi ha un proprio tempo per vivere determinate situazioni in determinati momenti.
Darsi tempo, saper aspettare, avere fede (non in senso religioso), quindi, non sono debolezze, ma atti di forza.
Cosa significa davvero “darsi tempo”?
Non parlo del tempo organizzato, delle giornate piene di cose da fare, degli impegni che si incastrano uno sull’altro come un Tetris ben riuscito.
Quello che ci manca è il permesso di entrare in un altro tipo di tempo. Quello lento, profondo, silenzioso, che non produce risultati immediati, ma trasforma in profondità.
Quel tempo che non risolve tutto in una volta, ma ti permette di guardare in faccia le domande vere, quelle che fanno paura e che allo stesso tempo liberano.
Darsi tempo significa smettere di rincorrere la soluzione perfetta (che poi, qual è la soluzione perfetta?) e iniziare a stare con ciò che c’è. Anche se non è chiaro, anche se è scomodo.
Darsi tempo significa avere fede (non nella sua accezione religiosa) che quella cosa che stiamo aspettando o che è destinata a noi arriverà. Avere fede in noi stessi come persone e nel fatto che quella cosa lì è per me e che quindi la posso avere, nel tempo giusto.
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La fretta non guarisce. L’ascolto sì.
Nel mio lavoro ho imparato che la fretta è una pessima consigliera. Ti spinge a cercare fuori ciò che invece si muove dentro e, soprattutto, ti distrae da una verità fondamentale: le trasformazioni autentiche richiedono tempo.
Nel ThetaHealing, per esempio, ci sono intuizioni che arrivano fortissime, nitide. Come se finalmente si accendesse la luce in una stanza rimasta al buio per anni. Ma quella luce va anche capita, sentita.
Non è raro che qualcuno, dopo una sessione, mi dica: “Sento che qualcosa è cambiato, ma non capisco ancora bene cosa“.
È normale, è parte del processo.
C’è bisogno di lasciare che tutto si sistemi, che il corpo, la mente e l’energia si riallineino.
I corsi di gruppo: il tempo condiviso che amplifica il cambiamento
Se c’è un luogo in cui tutto questo diventa ancora più evidente, sono i corsi di gruppo di TheatHealing.
È lì che succede qualcosa di unico: ognuno arriva con il proprio tempo interiore – chi corre, chi rallenta, chi si ferma – ma il gruppo crea un campo comune che sostiene, rallenta quando serve, accelera quando è pronto.
Non è mai un processo forzato, è una danza.
Nei corsi che tengo dal vivo, quello che mi colpisce ogni volta è proprio questo: le persone si danno il permesso di essere dove sono, senza dover dimostrare nulla. E nello stesso tempo vedono negli altri parti di sé, e questo accelera la consapevolezza in modo profondo.
In cerchio non si resta indietro, si respira insieme. Ed è anche per questo che amo lavorare in presenza: perché si crea uno spazio reale, tangibile, dove i ritmi si armonizzano e i cambiamenti iniziano a radicarsi.
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Lento non significa fermo
Molte persone temono di non star “facendo abbastanza” quando si prendono del tempo, come se fermarsi fosse sinonimo di stallo.
Ma non è così.
A volte, stare fermi è l’unico modo per sentirsi davvero. È nel momento in cui smetti di correre che ti accorgi dove stavi andando e se quella direzione era davvero la tua.
Nel ThetaHealing questo è uno degli insegnamenti più forti: l’intuizione arriva nel silenzio. Non quando forzi, non quando pretendi, ma quando lasci spazio.
È un tempo che spesso fa paura, perché non dà certezze immediate. Ma è lo stesso tempo in cui nasce qualcosa di completamente nuovo.
Ogni trasformazione ha il suo ritmo
Chi arriva da me spesso si presenta con la voglia di sistemare tutto subito: le emozioni, le relazioni, le decisioni rimaste a metà. Lo capisco. Anch’io, in alcuni momenti, ho avuto questa urgenza.
Ma se c’è una cosa che ho imparato negli anni – e che ripeto anche nei corsi – è questa: non esiste un ritmo giusto in assoluto, esiste il tuo.
E quel ritmo va onorato, perché se lo forzi, perdi qualcosa per strada. Se invece lo rispetti, anche ciò che sembrava bloccato inizia a muoversi.
Alcune consapevolezze hanno bisogno di giorni, altre di settimane. Alcune arrivano ascoltando una frase durante un corso, altre mentre fai la spesa o sei in macchina da sola.
Ma arrivano, sempre. O meglio, se glielo permetti!
Darsi tempo è scegliere di esserci
Darsi tempo non è un modo per rimandare, né per proteggersi all’infinito. È un modo per dire a te stessi: “Ci sono, anche se non ho tutte le risposte. Anche se non mi sento perfetto. Anche se oggi sono solo in ascolto.”
E non c’è niente di più potente di questo.
Quando smetti di rincorrere la versione ideale di te stessa o di te stesso e inizi a camminare fianco a fianco con la versione di te che c’è ora, quella che sente, che fatica, che si interroga, allora accade qualcosa.
Se senti che sei in un momento in cui tutto sembra lento, disordinato, sospeso…Il mio consiglio è di non provare a forzare i tempi alla ricerca di una reazione. Chiediti invece: mi sto dando tempo? E se la risposta è no, allora inizia proprio da lì.
Perché non sei in ritardo, sei esattamente dove devi essere.
Last modified: 1 Ottobre 2026